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	<title>StudioTivù</title>
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	<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 15:56:11 +0000</pubDate>
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		<title>C&#8217;è troppo caldo e bruciano i rifiuti ! Forse&#8230; si&#8230; o forse no ???</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 15:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
di Federico Orlando
In Sicilia è iniziata l&#8217;estate in questi primi giorni di Giugno la colonnina di mercurio segna temperature che già sfiorano i 30 gradi, la notte per fortuna la temperatura si abbassa e riesce a dare quel sollievo che contraddistingue le estati isolane. A Palermo però e pure nella sua provincia, evidentemente il caldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Federico Orlando</span></p>
<p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In Sicilia è iniziata l&#8217;estate in questi primi giorni di Giugno la colonnina di mercurio segna temperature che già sfiorano i 30 gradi, la notte per fortuna la temperatura si abbassa e riesce a dare quel sollievo che contraddistingue le estati isolane. A Palermo però e pure nella sua provincia, evidentemente il caldo non si abbassa nella notte, anzi probabilmente aumenta, tanto da provocare decine di incendi tra i cumuli di rifiuti spesso non raccolti da giorni e giorni. Questa è un&#8217;ipotesi, forse poco plausibile ma che può essere valutata. L&#8217;altra, sicuramente più realistica, è che il caldo sole del giorno manda in putrefazione l&#8217;immondizia di conseguenza i rifiuti, iniziano a puzzare ed attirano insetti di ogni tipo, creando condizioni di invivibilità specialmente nelle zone più popolate del centro, in città ma anche nei paesi. Rientra nella logica quindi, pensare che, le persone che abitano nei pressi di queste discariche non autorizzate, preferiscano il fumo e le fiamme della notte, agli odori pestilenti che provengono dai rifiuti in putrefazione. Di conseguenza, se per caso, naturalmente per&#8230; “autocombustione” i rifiuti prendono fuoco, nessuno se ne preoccupa, anzi quel fuoco serve a tamponare un problema che gli operatori ecologici sembra non siano in grado di risolvere.</span></p>
<p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ed è così che i roghi di cassonetti si susseguono nel pieno centro di Palermo ma anche in provincia, a Termini Imerese ad esempio, la scorsa notte cumuli di immondizia sono andati in fiamme. A prescindere dalle ipotesi sulla natura dei roghi, la situazione per quanto riguarda i rifiuti è davvero grave, tanto che in questi giorni la commissione parlamentare Ecomafie si trova in Sicilia anche per valutare i nodi della nuova emergenza ed il Presidente della Regione Raffaele Lombardo, ha chiesto al premier Berlusconi di essere nominato commissario delegato per l&#8217;emergenza rifiuti ed ha contestualmente chiesto la deroga per la riduzione dei tempi di rilascio di tutte le autorizzazioni che riguardano i rifiuti. </span></p>
<p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
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		<title>Condanna contro ex dirigenti Fincantieri, sentenza storica.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 08:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianluca Abbate
 Qualcuno ha detto che finalmente 37 morti hanno una sentenza da potere stendere sulla loro tomba. Certo è che si tratta di una condanna storica per tre ex dirigenti della Fincantieri giudicati responsabili dei reati a loro contestati. L&#8217;impiego dell&#8217;amianto è fuori legge dal 1992, ma fin dagli anni cinquanta i rischi legati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><em>di Gianluca Abbate</em></h6>
<p> <img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-840" title="fincantieri" src="http://www.studiotivu.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/fincantieri-300x100.jpg" alt="fincantieri" width="300" height="100" /><span style="font-size: medium;">Qualcuno ha detto che finalmente 37 morti hanno una sentenza da potere stendere sulla loro tomba. Certo è che si tratta di una condanna storica per tre ex dirigenti della Fincantieri giudicati responsabili dei reati a loro contestati. L&#8217;impiego dell&#8217;amianto è fuori legge dal 1992, ma fin dagli anni cinquanta i rischi legati al suo utilizzo erano ben noti. E nonostante questo, Fincantieri ha omesso di adottare anche le più elementari misure di prevenzione per evitare l&#8217;inalazione di polveri e fibre di amianto. I reati contestati erano quelli di omicidio colposo plurimo, e lesioni gravi colpose. E così è arrivata una sentenza dura come un macigno. Il giudice Gianfranco Criscione infatti ha condannato a 7 anni e 6 mesi a Luciano Lemetti, 6 anni a Giuseppe Cortesi e infine 3 anni ad Antonino Cipponeri. Gli imputati avranno il beneficio di alcuni sconti di pena, tra prescrizioni di reato e indulto, ma nessno sconto arriverà sul maxi-risarcimento. Lemetti, Cortesi e Cipponeri dovranno infatti pagare all&#8217;INAIL una provvisionale di almeno 4 milioni di euro , solo una anticipazione del risarcimento che verrà poi quantificato dal giudice civile. Un&#8217;altra provvisionale per un milione e mezzo di euro è stata decisa in favore delle famiglie degli operai morti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Ma quello concluso ieri è solo il primo capitolo della maxi-inchiesta condotta sulle morti ai cantieri di Palermo. Altre 4 inchieste, che faranno luce su una cinquantina di morti per tumore da amianto, approderanno in giudizio, ma contestazioni verranno avanzate anche contro gli ex responsabili nazionali dell&#8217;azienda che secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, avrebbe continuato nell&#8217;utilizzo della sostanza fino al 1999 nonostante un divieto esplicito.</span></p>
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		<title>L&#8217;ora della verità per il Pdl e per la Sicilia.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 01:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianluca Abbate
Se resa dei conti c’è stata, ancora deve venire la parte più importante. Quella delle decisioni. E riguarderanno più o meno direttamente anche la Sicilia. La nostra regione storicamente risulta essere una roccaforte berlusconiana, ma negli ultimi mesi è stata teatro di uno di quei caratteristici esperimenti politici che da sempre la rendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><em><img class="size-thumbnail wp-image-834 alignright" title="triade1" src="http://www.studiotivu.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/triade1-300x89.jpg" alt="triade1" width="293" height="77" />di Gianluca Abbate</em></h6>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;">Se resa dei conti c’è stata, ancora deve venire la parte più importante. Quella delle decisioni. E riguarderanno più o meno direttamente anche la Sicilia. La nostra regione storicamente risulta essere una roccaforte berlusconiana, ma negli ultimi mesi è stata teatro di uno di quei caratteristici esperimenti politici che da sempre la rendono all’avanguardia su nuovi assetti da proporre in chiave nazionale. E alla luce di questo, ha servito su di un piatto una sorta di improbabile “inciucio” governativo tra una parte del Pdl, la parte “ribelle” guidata dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, il Movimento per l’Autonomia del machiavellico governatore Raffaele Lombardo e l&#8217; &#8220;arcirivale&#8221; Partito Democratico, o almeno all’epoca delle elezioni era così, che, guidato dal neoeletto segretario Giuseppe Lupo e inizialmente deciso a osteggiare con tutte le forze un governo di centrodestra, alla fine ha fatto prevalere la linea del duo Cracolici-Lumia, più pragmatici nella loro riflessione, convinti dal fatto che in questo momento il centrosinistra non avrebbe altra maniera di governare in una isola, ormai da tempo immemore, ostile ai  progressisti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;">Giovedì durante il battibecco con il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il Cavaliere, incalzato sulla “questione Sicilia”, dopo avere chiuso le porte ad ogni forma di correntismo in seno al partito, ha apertamente fatto sapere che martedì prossimo verrà presa una decisione. E c’è da giurarci non sarà indolore. Probabilmente Berlusconi, costretto dagli eventi, non potrà più far finta di nulla e richiamerà a sé il delfino Miccichè ordinandogli di chiudere con l’esperienza del suo “Pdl Sicilia”. Questo significherebbe la fine del “Lombardo ter” e forse, più in generale, la fine della pirotecnica esperienza del governatore a Palazzo d’Orleans. Sullo sfondo di questa storia ci sono mesi di preparativi e di continue insistenze da parte del presidente siciliano per intraprendere, insieme all’amico Gianfranco, una strada chiamata “Partito del Sud”. Dopo il “patto del pistacchio”, sembra questo l’ideale possibile passaggio verso una recidiva visibilità politica per gli anni che verranno. Ma anche una esperienza che molto probabilmente diventerà realtà in un prossimo futuro. Un futuro dove le contrapposizioni non riguarderanno più la tradizionale dicotomia ideologica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sinistra-destra</em>, ormai senza più ragione di esistere, ma su un piano culturale e territoriale, riguarderà <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nord e sud</em>, regioni alle quali manca l’aria in un contenitore male assortito come l’Italia e altre che invece pretendono più rispetto e maggiore riconoscimento a livello nazionale. Resta però il problema immediato di una obbedienza al partito di un padre padrone che sta ancora in sella al suo cavallo e che è pronto a tuonare da Roma. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Dal canto suo, Miccichè ha fatto sapere di essere preparato a recitare il ruolo del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">figliol prodigo</em>, ma anche di volere continuare a sostenere il presidente autonomista all’Ars. Tradotto dal politichese, significa che si cercherà di trovare una soluzione temporanea col Cavaliere in modo da far restare in piedi fino al luglio prossimo la legislatura, visto che per quella data scadrebbero i due anni di mandato e <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in tal maniera scatterebbe legittimamente la pensione vitalizia per i novanta deputati di Sala d’Ercole. Sarà interessante seguire il dibattito nei prossimi giorni, con schieramenti che da entrambe le parti tenteranno col solo soffio delle parole, di tenere in vita una esperienza ormai da tempo incanalata verso il viale del tramonto . Signore e signori, ci dispiace dirvelo, ma non viviamo in una fiaba, questa è vita vera.</span></span></p>
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		<title></title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Gianluca Abbate
Le notizie della nube islandese hanno gettato nello scompiglio mezza Europa, senza risparmiare l&#8217;Italia intera. Fino alla giornata di ieri l&#8217;Enac, ente nazionale per l&#8217;aviazione civile, aveva fatto chiudere gli aeroporti delle città del nord per evitare problemi, visto che le polveri della nube potrebbero causare guasti ai motori degli aerei.
Nella giornata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><em><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-828" title="accesso-aeroporti" src="http://www.studiotivu.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/accesso-aeroporti-300x100.jpg" alt="accesso-aeroporti" width="300" height="100" /></em></h6>
<h6><em>di Gianluca Abbate</em></h6>
<p><span style="font-size: medium;">Le notizie della nube islandese hanno gettato nello scompiglio mezza Europa, senza risparmiare l&#8217;Italia intera. Fino alla giornata di ieri l&#8217;Enac, ente nazionale per l&#8217;aviazione civile, aveva fatto chiudere gli aeroporti delle città del nord per evitare problemi, visto che le polveri della nube potrebbero causare guasti ai motori degli aerei.</span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><span style="font-size: medium;">Nella giornata di oggi, finalmente sembra che si stia tornando verso la normalità; gli aeroporti di Forlì, Venezia, Verona, e Torino, sono infatti finalmente raggiungibili da Catania Fontanarossa. Anche da Palermo Punta Raisi la situazione sembra normalizzata anche se non sono mancate le cancellazioni di violi da e per Bologna, Milano Malpensa e per Londra.</span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><span style="font-size: medium;">Intanto dopo una prima smentita, è stata confermata la notizia di una ulteriore attività di vulcani nel sottosuolo dell&#8217; “isola dei ghiacci”, come viene definita l&#8217;Islanda. Potrebbe rappresentare una nuova minaccia per il traffico aereo continentale.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sequestrati beni per 6 milioni di euro ad imprenditore in odore di mafia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianluca Abbate
Un tesoro ammontante a oltre 6 milioni di euro. E&#8217; quanto è stato sequestrato all&#8217;imprenditore Francesco Ferranti, nativo di carini, 62 anni affiliato alla locale famiglia mafiosa e finito in manette il primo dicembre 2007 durante un blitz condotto dal nucleo investigativo dei carabinieri e dal ROS, contro il mandamento di San Lorenzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><em>di Gianluca Abbate</em></h6>
<p><span style="font-size: medium;">Un tesoro ammontante a oltre 6 milioni di euro. E&#8217; quanto è stato sequestrato all&#8217;imprenditore Francesco Ferranti, nativo di carini, 62 anni affiliato alla locale famiglia mafiosa e finito in manette il primo dicembre 2007 durante un blitz condotto dal nucleo investigativo dei carabinieri e dal ROS, contro il mandamento di San Lorenzo Tommaso Natale, la zona dei boss Lo Piccolo per intenderci. Proprio in quel blitz erano finiti dietro le sbarre personaggi del calibro di Gaspare Di maggio reggente della famiglia di Cinisi e il suo gregario Calogero Passalacqua.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">I carabinieri del nucleo investigativo, dopo gli arresti, sono stati impegnati in un lungo e minuzioso lavoro di indagine e attraverso una serie di accertamenti sono riusciti ad individuare tutti i beni dell&#8217;imprenditore carinese.</span></p>
<p style="line-height: 200%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La Sezione Misure di Prevenzione presso il Tribunale di Palermo ha infatti riconosciuto in Ferranti un imprenditore mafioso e socio di fatto di esponenti di spicco della locale cosca. </span></p>
<p style="line-height: 200%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Tra i beni sequestrati, anche l&#8217;impresa individuale dell&#8217;indagato, diverse società edili in cui Ferranti aveva una quota di partecipazione, svariati appezzamenti di terreno e almeno 4 rapporti bancari. Un altro duro colpo contro il patrimonio di cosa Nostra.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rifiuti&#8230; i pensieri di un palermitano deluso !</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 15:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Pino Abate
La Procura ha aperto l&#8217;ennesima inchiesta sulla emergenza rifiuti che si è abbattuta sulla città nelle ultime settimane, forse è meglio parlare degli ultimi mesi e neppure tanto gli ultimi. Questa inchiesta si affianca a quelle già aperte per falso in bilancio e sull&#8217;inquinamento della discarica di Bellolampo. Nel contempo è opportuno ricordare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Pino Abate</p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">La Procura ha aperto l&#8217;ennesima inchiesta sulla emergenza rifiuti che si è abbattuta sulla città nelle ultime settimane, forse è meglio parlare degli ultimi mesi e neppure tanto gli ultimi. Questa inchiesta si affianca a quelle già aperte per falso in bilancio e sull&#8217;inquinamento della discarica di Bellolampo. Nel contempo è opportuno ricordare che i vertici Amia sono indagati per le spese sostenute durante i viaggi negli emirati arabi. La nuova inchiesta coordinata dal p.m. Gaetano Paci, volge a stabilire le motivazioni per le quali la città negli ultimi mesi è stata stabilmente invasa dai rifiuti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Prima o poi queste inchieste ci indicheranno i colpevoli ? Chissà !</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Intanto a causa dei soliti vecchi, strutturati, irrisolti e annosi problemi (autocompattatori rotti e non riparabili, straordinari non effettuati, contenitori della differenziata stracolmi e non svuotati) la città continua ad essere invasa da montagne di spazzatura sempre più grandi che avvolte intralciano anche il traffico veicolare. L&#8217;Amia e sotto la scure del fallimento, anche se i commissari sostengono che l&#8217;azienda è ancora salvabile e continua ad avere le casse in rosso; tuttavia indice gare per noleggiare ed acquistare nuovi compattatori: con quali soldi ?</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Una domanda è lecita, riusciremo un giorno a portare i nostri figli ed i nostri nipoti a spasso per questa città senza il pericolo per la nostra e soprattutto la loro salute ?</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Giriamo la domanda al Sindaco Cammarata ed alla sua giunta pur sapendo che non otterremo nessuna risposta e tanto meno alcuna soluzione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Tristemente parafrasando il titolo di un vecchio film di Renato Pozzetto possiamo dire che ”se tutto va bene siamo rovinati” Che amarezza!!!</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Buona Pasqua a tutti</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arrestati due Primari del Civico. Truffavano sulle forniture ospedaliere</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 16:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Il Civico di Palermo risultava tra gli ospedali più attrezzati d&#8217;Italia, sulla carta&#8230; di fatto però quando scattavano le emergenze capitava spesso che le attrezzature non bastano gli strumenti di cui i reparti dovevano essere sufficiente pieni, non si trovavano. Negli anni questo è stato un mistero, per molti ma non per tutti. Mistero che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="border-right: medium none; padding-right: 0cm; border-top: #efefef 1px solid; margin-top: 0.26cm; padding-left: 0cm; padding-bottom: 0cm; border-left: medium none; padding-top: 0.11cm; border-bottom: medium none;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il Civico di Palermo risultava tra gli ospedali più attrezzati d&#8217;Italia, sulla carta&#8230; di fatto però quando scattavano le emergenze capitava spesso che le attrezzature non bastano gli strumenti di cui i reparti dovevano essere sufficiente pieni, non si trovavano. Negli anni questo è stato un mistero, per molti ma non per tutti. Mistero che adesso è stato chiarito dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, che ha scoperto come Mario Re, ex responsabile della Rianimazione e Giustino Strano coordinatore della Medicina Iperbarica, sottoscrivevano l&#8217;avvenuta consegna di materiale che veniva regolarmente pagato, ma di fatto non c&#8217;era. Re e Strano erano entrambi, già indagati e sospesi dall&#8217;incarico, a Re il provvedimento cautelare era stato aggravato con il divieto di dimora nella provincia di Palermo, sembra infatti che il medico, nel periodo di interdizione, aveva di fatto continuato ad esercitare le sue funzioni al Civico. Adesso le indagini hanno accertato che i due medici intascavano le mazzette degli imprenditori, che facevano le forniture, i maggiori affari li facevano con il manager palermitano della sanità Giuseppe Castorina, titolare della Med Line srl, da lui avrebbero ottenuto compensi, sotto forma di viaggi, lussuose cene e tanti regali, dall&#8217;abbonamento allo stadio a costosi orologi, alle automobili. Mario Re, inoltre, si sarebbe fatto pagare la campagna elettorale, per le elezioni regionali del 2001 nella circoscrizione elettorale di Agrigento, il primario era candidato per Forza Italia, ma non fu eletto. Gli investigatori hanno accertato che fra il 2004 e il 2007 alla Rianimazione del Civico sono arrivati prodotti sanitari fantasma per 381.000 euro, tutti regolarmente pagati dall&#8217;ospedale. Re avrebbe intascato in totale mazzette per 150 mila euro. Alla Camera iperbarica gestita invece da Giustino Strano, sarebbero invece arrivate apparecchiature fantasma per 343 mila euro. Il responsabile della struttura è accusato di aver intascato quasi 50 mila euro, pagati in contanti e assegni, ma anche attraverso cene ed una maxi trasferta a Bruxelles per un convegno costata 11 mila euro. <strong><span style="font-weight: normal;">Il procedimento di arresto ai domiciliari per Mario re e Giustino Strano, scaturisce da</span></strong> un’indagine cominciata nel 2008 che portò all’arresto di Carlo Marcelletti, prima di morire suicida, il cardiochirurgo, aveva ammesso che all’interno dell’ospedale palermitano, esisteva un ramificato sistema clientelare, sicuramente poco chiaro. </span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>“Il barbiere di Brancaccio”</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:13:01 +0000</pubDate>
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Si tratta di un provvedimento, disposto dai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ed eseguito dalla Dia, che colpisce il patrimonio di un imprenditore edile vicino ai Graviano, storici boss di Brancaccio, Giuseppe Gabriele. Gli sono stati confiscati beni per un valore di oltre 6 milioni e 500 mila euro. Una [...]]]></description>
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<p style="line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si tratta di un provvedimento, disposto dai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ed eseguito dalla Dia, che colpisce il patrimonio di un imprenditore edile vicino ai Graviano, storici boss di Brancaccio, Giuseppe Gabriele. Gli sono stati confiscati beni per un valore di oltre 6 milioni e 500 mila euro. Una fortuna composta principalmente da terreni e appartamenti, ma nel suo patrimonio anche diverse quote societarie di imprese edili, rapporti bancari e assicurativi. Giuseppe Gabriele, 65 anni conosciuto come U&#8217; Zu Pinuzzu, è ritenuto organico a Cosa Nostra secondo gli investigatori all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione mafiosa, si è sempre distinto per la sua abile qualità di esattore. Giuseppe Gabriele ha iniziato la sua carriera facendo il barbiere, ma in pochi anni è riuscito a costruire un piccolo impero economico ed un ingente patrimonio. A lui sono riconducibili le società &#8220;A.G. Sollevamenti&#8221;, la &#8220;Nuova Sicilgrù srl&#8221; e la C.M. Nautica&#8221;, il cui cantiere - secondo alcuni pentiti - sarebbe stato utilizzato per traffici illeciti e summit di mafia. E&#8217; stato arrestato nel 1997 e condannato per associazione mafiosa e concorso in estorsione. Oltre alla confisca dei beni al mafioso è stata, notificata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni, con l&#8217;obbligo di soggiorno nel comune di residenza. </span></p>
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		<title>In cella l&#8217;Architetto, frequentava palazzi politici e “salotti buoni” della città</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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Dopo l&#8217;arresto di Gianni Nicchi era considerato una delle poche figure di vertice rimaste in Cosa Nostra palermitana, di lui si conosceva solo la professione dalla quale scaturiva il suo pseudonimo, “l&#8217;architetto”. Considerato il reggente della cosca di San Lorenzo e Tommaso Natale, adesso ha un volto ed un nome si chiama Giuseppe Liga ed [...]]]></description>
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<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;">Dopo l&#8217;arresto di Gianni Nicchi era considerato una delle poche figure di vertice rimaste in Cosa Nostra palermitana, di lui si conosceva solo la professione dalla quale scaturiva il suo pseudonimo, “l&#8217;architetto”. Considerato il reggente della cosca di San Lorenzo e Tommaso Natale, adesso ha un volto ed un nome si chiama Giuseppe Liga ed è un architetto, tra l&#8217;altro abbastanza conosciuto, fervente cattolico, impegnato anche in politica come reggente del Movimento Cristiano dei Lavoratori.</span> Alcune foto lo ritraggono mentre varca la soglia del palazzo sede della Presidenza regionale ed alcune intercettazioni testimonianiano contatti telefonici tra la sede del movimento e la segreteria della presidenza della Regione. <span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;">Liga è stato arrestato all&#8217;alba dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria di Palermo. E&#8217; accusato di associazione mafiosa ed estorsione, secondo gli inquirenti avrebbe gestito il tesoro dei Lo Piccolo. Una mafia che cambia volto da una parte si affida a raffinati professionisti che guadagnano posizioni di vertice, dall&#8217;altra torna all&#8217;antico alle vecchie famiglie palermitane,</span> agli equilibri che hanno preceduto l&#8217;era dei corleonesi. Non a caso, questa notte i finanzieri hanno <span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;">arrestato anche Giovanni Angelo Mannino, 57 anni, il cognato di Salvatore Inzerillo, uno dei padrini della vecchia guardia che fu ucciso nel 1981, all&#8217;inizio della guerra di mafia.</span> Mannino gestiva il ristorante &#8220;Lo Sparviero&#8221; di via Sperlinga. gli ultimi pentiti lo definiscono adesso &#8220;uomo d&#8217;onore della famiglia di Torretta&#8221;. Nel blitz di questa notte sono finite in manette altre due persone su ordine del gip Silvana Saguto, <span style="font-weight: normal;"><span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;">Agostino Carollo, 45 anni e Amedeo Sorvillo, 57 due imprenditori palermitani che avrebbero fatto da prestanome a Liga nella società &#8220;Eu. Te. Co&#8221;, Euro Tecnica delle Costruzioni. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Le indagini, condotte dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dall&#8217;aggiunto Antonio Ingroia, hanno preso spunto da alcuni pizzini ritrovati al momento dell&#8217;arresto di Lo Piccolo oltre che sulle dichiarazioni dei pentiti Isidoro Cracolici, Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi e Marcello Trapani. Giuseppe Liga è stato pedinato a lungo, i suoi incontri riservati con i fedelissimi di Lo Piccolo sono stati anche intercettati. Giuseppe Liga, detto l&#8217;architetto malgrado il suo ruolo nel nuovo panorama mafioso, proseguiva la sua vita da insospettabile professionista e soprattutto da cattolico impegnato. </span></p>
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		<title>Ingiuste accuse alla Fondazione Don Pino Puglisi. Dopo due anni il Tar gli rende giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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 di Federico Orlando
La Fondazione Don Giuseppe Puglisi istituita da padre Mario Golesano, è un ente che opera nel sociale principalmente nel quartiere Brancaccio di Palermo, ha sempre impiegato tutti contributi ricevuti, direttamente sul territorio, e questo gli ha permesso di crescere notevolmente in poco tempo e di ritagliarsi uno spazio importante nell’ambito sociale. A Giugno [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> di Federico Orlando</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La Fondazione Don Giuseppe Puglisi istituita da padre Mario Golesano, è un ente che opera nel sociale principalmente nel quartiere Brancaccio di Palermo, ha sempre impiegato tutti contributi ricevuti, direttamente sul territorio, e questo gli ha permesso di crescere notevolmente in poco tempo e di ritagliarsi uno spazio importante nell’ambito sociale. A Giugno 2008 in seguito, il Comune di Palermo le aveva affidato, provvisoriamente un bene confiscato alla mafia. Si trattava di un affidamento provvisorio in quanto la Prefettura doveva ancora emettere il parere. Era un bene di cui il Demanio era entrato in possesso, circa quattro anni prima. La Prefettura, insieme al Sindaco di Palermo ed in presenza del Viceministro Minniti e del Vice Capo della Polizia Procaccini ha presentato a Brancaccio il progetto: &#8220;La sicurezza della legalità&#8221; a cui lo stato ha destinato <span style="color: #000000;">Euro 1.188.854,00</span>. Il progetto predisposto dalla Prefettura di Palermo e finanziato con risorse del Programma Operativo Nazionale &#8220;Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d&#8217;Italia, era volto a rafforzare e diffondere la cultura della legalità nei quartieri difficili e Brancaccio, ha questa caratteristica. Nel progetto era prevista l&#8217;apertura di due Centri Polifunzionali di Formazione ed Educazione alla legalità, per la realizzazione di un dei quali è stato individuato, l’immobile confiscato alla mafia sito a Brancaccio in Largo Giuliana, 8. La Fondazione Don Giuseppe Puglisi ai tempi, aveva chiesto di poter usufruire dell&#8217;immobile per fornire hai ragazzi del quartiere un Centro Giovanile, ma la domanda non fu accolta perchè la gestione del bene confiscato sembra fosse destinata ad un altro ente.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Nel giugno 2008 però, il Comune di Palermo ha affidato alla Fondazione Solaria, di cui Padre Mario Golesano è presidente, un terreno confiscato mai voluto e utilizzato da nessuno fatto un bellissimo progetto di agriturismo che avrebbe impiegato 13 ragazzi di Brancaccio; contestualmente alla Fondazione Don Giuseppe Puglisi, fu affidato un bene sequestrato alla mafia che era l’immobile previsto dal progetto della Prefettura e mai realizzato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Considerato il pessimo stato in cui trovava l’immobile la Fondazione Puglisi si è prodigata immediatamente a metterlo in sicurezza e di seguito ha provveduto alla sua completa ristrutturazione considerato che nulla potesse osteggiare l’affidamento definitivo anche perchè si erano create delle grandi aspettative da parte dei ragazzi di Brancaccio nei confronti del promesso Centro Giovanile. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Per affrontare le spese della ristrutturazione la Fondazione ha indetto una raccolta fondi a livello nazionale chiedendo a tutti i comuni italiani 100 euro ciascuno e trovando uno sponsor nella Fondazione BNL. Le spese preventivate in 120.000 euro un costo però anticipato dalla Fondazione Puglisi. Purtroppo nel bel mezzo della raccolta fondi e quando comunque i lavori di ristrutturazione erano conclusi è arrivata la notizia della revoca dell&#8217;affidamento dei beni confiscati, alla fondazione Padre Puglisi, di conseguenza la partecipazione dei Comuni italiani che sino ad allora erano un centinaio, non c&#8217;era il Comune di Palermo, si è drasticamente fermata e ovviamente anche la fondazione BNL si è tirata indietro. La revoca dell&#8217;affidamento è stata motivata dalla presenza all’interno della Fondazione Don Giuseppe Puglisi di Giuseppe Provenzano un imprenditore del settore alimentare, che per il suo lavoro di produttore di mozzarelle, aveva avuto rapporti con un commerciante condannato per associazione mafiosa. Da quel giorno per la Fondazione Don Giuseppe Puglisi è iniziata un&#8217;odissea, ha perso credibilità e da quel momento le sue attività sono drasticamente calate. Tra l&#8217;altro Padre Mario Golesano , creatore della Fondazione, a causa della tensione nervosa scaturita da attacchi ingiustificati, si è ammalato al cuore ed ha dovuto subire un intervento chirurgico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Sembra logico pensare che non spetta a lui indagare sul passato delle persone che decidono di intraprendere con la Fondazione un percorso di legalità e di solidarietà, indagare è un compito che appartiene ad altri organi dello Stato. Intorno a questa situazione la Fondazione non solo ha trovato solo un muro di omertà, ma anche cattiveria, <span style="font-size: small;">attacchi e sbeffeggiamenti, che l&#8217;hanno danneggiata anche moralmente, quasi al pari di certe intimidazioni mafiose subite in passato.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Padre Mario Golesano In quest’anno e mezzo è rimasto in silenzio e non ha mai risposto alle dure prese di posizione che altre associazioni, presenti nel territorio, hanno portato avanti prendendo le distanze dalla fondazione Don Pino Puglisi, ingiustamente accusata di avere infiltrazioni mafiose. E&#8217; opportuno sottolineare ingiustamente perchè qualche giorno fa è arrivata la risposta del Tribunale Amministrativo, che ha dato ragione alla Fondazione, dichiarando inammissibile il ricorso della Prefettura e del Comune perchè il presupposto collegamento con la criminalità organizzata non è fondato su alcun elemento storico concreto e non sissiste nessun indizio, nemmeno labile, di condotte finalizzate ad infiltrazioni o condizionamenti dell’operato delle Fondazione Solaria e Padre Puglisi.</span></span></p>
<p></span></p>
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