L’ora della verità per il Pdl e per la Sicilia.
di Gianluca Abbate
Se resa dei conti c’è stata, ancora deve venire la parte più importante. Quella delle decisioni. E riguarderanno più o meno direttamente anche la Sicilia. La nostra regione storicamente risulta essere una roccaforte berlusconiana, ma negli ultimi mesi è stata teatro di uno di quei caratteristici esperimenti politici che da sempre la rendono all’avanguardia su nuovi assetti da proporre in chiave nazionale. E alla luce di questo, ha servito su di un piatto una sorta di improbabile “inciucio” governativo tra una parte del Pdl, la parte “ribelle” guidata dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, il Movimento per l’Autonomia del machiavellico governatore Raffaele Lombardo e l’ “arcirivale” Partito Democratico, o almeno all’epoca delle elezioni era così, che, guidato dal neoeletto segretario Giuseppe Lupo e inizialmente deciso a osteggiare con tutte le forze un governo di centrodestra, alla fine ha fatto prevalere la linea del duo Cracolici-Lumia, più pragmatici nella loro riflessione, convinti dal fatto che in questo momento il centrosinistra non avrebbe altra maniera di governare in una isola, ormai da tempo immemore, ostile ai progressisti.
Giovedì durante il battibecco con il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il Cavaliere, incalzato sulla “questione Sicilia”, dopo avere chiuso le porte ad ogni forma di correntismo in seno al partito, ha apertamente fatto sapere che martedì prossimo verrà presa una decisione. E c’è da giurarci non sarà indolore. Probabilmente Berlusconi, costretto dagli eventi, non potrà più far finta di nulla e richiamerà a sé il delfino Miccichè ordinandogli di chiudere con l’esperienza del suo “Pdl Sicilia”. Questo significherebbe la fine del “Lombardo ter” e forse, più in generale, la fine della pirotecnica esperienza del governatore a Palazzo d’Orleans. Sullo sfondo di questa storia ci sono mesi di preparativi e di continue insistenze da parte del presidente siciliano per intraprendere, insieme all’amico Gianfranco, una strada chiamata “Partito del Sud”. Dopo il “patto del pistacchio”, sembra questo l’ideale possibile passaggio verso una recidiva visibilità politica per gli anni che verranno. Ma anche una esperienza che molto probabilmente diventerà realtà in un prossimo futuro. Un futuro dove le contrapposizioni non riguarderanno più la tradizionale dicotomia ideologica sinistra-destra, ormai senza più ragione di esistere, ma su un piano culturale e territoriale, riguarderà nord e sud, regioni alle quali manca l’aria in un contenitore male assortito come l’Italia e altre che invece pretendono più rispetto e maggiore riconoscimento a livello nazionale. Resta però il problema immediato di una obbedienza al partito di un padre padrone che sta ancora in sella al suo cavallo e che è pronto a tuonare da Roma. Dal canto suo, Miccichè ha fatto sapere di essere preparato a recitare il ruolo del figliol prodigo, ma anche di volere continuare a sostenere il presidente autonomista all’Ars. Tradotto dal politichese, significa che si cercherà di trovare una soluzione temporanea col Cavaliere in modo da far restare in piedi fino al luglio prossimo la legislatura, visto che per quella data scadrebbero i due anni di mandato e in tal maniera scatterebbe legittimamente la pensione vitalizia per i novanta deputati di Sala d’Ercole. Sarà interessante seguire il dibattito nei prossimi giorni, con schieramenti che da entrambe le parti tenteranno col solo soffio delle parole, di tenere in vita una esperienza ormai da tempo incanalata verso il viale del tramonto . Signore e signori, ci dispiace dirvelo, ma non viviamo in una fiaba, questa è vita vera.

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